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12/11/2019 - IVA

Le sanzioni previste in caso di scarto delle fatture elettroniche da parte dello SdI News

Con il Principio di diritto 11 novembre 2019, n. 23 , l’Agenzia delle Entrate ha riepilogato il regime sanzionatorio previsto per il caso in cui la fattura elettronica risulti scartata dallo SdI.

In particolare:

EFFETTI dello “SCARTO” della FATTURA ELETTRONICA

REGOLA

RIFERIMENTO NORMATIVO

La fattura elettronica o le fatture del lotto di cui al file scartato dal Sistema di Interscambio si considerano “non emesse”.

Provvedimento 30 aprile 2018, n. 89757 , par. 2.4 (1) (2)

 

SANZIONI PREVISTE per la MANCATA EMISSIONE della FATTURA nei TERMINI - DISCIPLINA APPLICABILE a REGIME (3) (4)

Tra il 90 e il 180% dell'imposta relativa all'imponibile non correttamente documentato, con un minimo di 500 euro (5) (6)

Da 250 a 2.000 euro se la violazione non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo (5) (6)

 

SANZIONI PREVISTE per la MANCATA EMISSIONE della FATTURA nei TERMINI - PRIMO SEMESTRE 2019 (7)

Le sanzioni di cui sopra:

  • non si applicano qualora la fattura elettronica sia regolarmente emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione periodica Iva relativa all’operazione documentata;
  • sono ridotte dell’80%, se la fattura elettronica è emessa entro il termine di effettuazione della liquidazione Iva del periodo successivo. Tale riduzione si applica fino al 30 settembre 2019 per i soli contribuenti che effettuano la liquidazione periodica dell’Iva con cadenza mensile. (8)

(1) Emanato in attuazione dell'art. 1 del D.Lgs. 5 agosto 2015, n. 127.

(2) Successivamente aggiornato con il Provvedimento 30 maggio 2019, n. 164664 .

(3) All'omessa fatturazione è equiparata la fatturazione tardiva (Circolare Agenzia Entrate 25 gennaio 1999, n. 23/E , punto 2.1).

(4) La misura delle sanzioni è prevista dall'art. 6 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471.

(5) Per ciascuna violazione.

(6) Si applicano - alternativamente tra loro - gli istituti del concorso di violazioni e continuazione (art. 12 del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472) e del ravvedimento operoso (art. 13 del medesimo decreto).

(7) Art. 10, comma 1 , D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, convertito con modifiche dalla Legge 17 dicembre 2018, n. 136 .

(8) Circolare Agenzia Entrate 17 giugno 2019, n. 14/E .

08/11/2019 - VERSAMENTI

Acconti ridotti anche per le imposte sostitutive e nessuna modifica del modello Redditi: le indicazioni di AssoSoftware News

In attesa di chiarimenti ufficiali da parte dell’Agenzia delle Entrate, AssoSoftware ha fornito alcune indicazioni sulle modalità di calcolo da applicare per il versamento del secondo acconto delle imposte in scadenza il prossimo 2 dicembre (in quanto il 30 novembre cade di sabato).

La riduzione degli acconti dal 60 al 50 per cento per la seconda rata, o dal 100 al 90 per cento per l’unica rata, disposta dall’art. 58 del D.L. n. 124/2019 per i soggetti ISA, si applicherebbe, oltre che a Irpef, Ires e Irap, anche alle altre imposte sostitutive per le quali vengono applicati i criteri Irpef di versamento dell’acconto.

In particolare, la rimodulazione degli acconti riguarderebbe i soggetti a cui si applicano gli ISA, compresi i forfetari, relativamente a:

  • Irpef;
  • Ires;
  • Irap;
  • imposta sostitutiva per il regime forfetario;
  • cedolare secca;
  • Ivafe;
  • Ivie.

Con il Comunicato Stampa diramato ieri, 7 novembre, Assosoftware ha inoltre specificato che i soggetti che hanno già versato o quelli che, aderendo alla proroga, hanno rinviato i versamenti non dovranno effettuare nessun ricalcolo della I rata di acconto (viene mantenuto il calcolo della I rata al 40%).

Nessuna modifica, infine, è prevista nella compilazione del modello Redditi relativamente al Rigo RN62, che manterrà i valori degli acconti calcolati al 40% e al 60%.

07/11/2019 - MANOVRA 2020

Buoni pasto: le novità della legge di Bilancio News

Per i buoni pasto cartacei, sarà ridotto da 5,29 a 4 euro il limite giornaliero entro il quale è prevista l’esclusione dal reddito di lavoro dipendente; per i buoni pasto elettronici, invece, detta soglia sarà aumentata da 7 a 8 euro. È quanto prevede il disegno di legge di Bilancio 2020, approvato nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri e ora approdato in Parlamento.

L'art. 83 del Ddl dispone inoltre che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente fino all’importo complessivo giornaliero di 5,29 euro le indennità sostitutive delle somministrazioni di vitto corrisposte agli addetti ai cantieri edili, ad altre strutture lavorative a carattere temporaneo o a unità produttive ubicate in zone dove manchino strutture o servizi di ristorazione. Rimane infine invariata la disciplina delle somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro nonchè quelle in mense organizzate dal datore di lavoro o gestite da terzi, che resterebbero escluse dal reddito di lavoro dipendente.

Si ricorda che con la Risposta all’istanza di interpello 23 ottobre 2019, n. 419 , l’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito alla corretta procedura di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi giornalieri, con riferimento ai casi in cui la cessione o prestazione è pagata attraverso buoni pasto.

Tale fattispecie è caratterizzata dal fatto che l’esigibilità dell’imposta si verifica al momento del pagamento (rimborso) del buono. È stato precisato in particolare che, con il Provvedimento direttoriale 28 ottobre 2016, n. 182017 , è stato disciplinato il “Layout del documento commerciale”, il quale - tra le diverse voci - prevede anche il “non riscosso”, cioè l’indicazione di quella parte di corrispettivo che non viene versato (tramite contanti o strumenti elettronici) e che confluisce:

  • nella memoria permanente dei registratori telematici, denominata “dispositivo-giornale di fondo elettronico” o “DGFE”;
  • nelle informazioni da trasmettere telematicamente come riportate nell’allegato alle specifiche tecniche unite al medesimo provvedimento, denominato “TIPI DATI PER I CORRISPETTIVI”.

In particolare, nei “DatiRT” (blocco obbligatorio per i dati contabili-fiscali provenienti dai registratori telematici) alla voce “4.1.4” “Ammontare”, si specifica che “Tale importo è comprensivo dei corrispettivi non riscossi e di quelli per i quali il pagamento è stato effettuato mediante ticket restaurant mentre non comprende i corrispettivi derivanti dalle fatture emesse (tramite RT). In tale campo, inoltre, dev’essere inserito l’ammontare delle vendite, senza sottrarre l’ammontare dei resi e degli annulli”. Con una successiva fattura inviata alla società di emissione dei buoni, saranno documentate l’avvenuta prestazione e l’incasso dei corrispettivi inizialmente non riscossi. A parere dell’Agenzia, nella situazione descritta non sussistono dubbi di duplicazione del debito Iva, posto che la prestazione si considera effettuata al momento del pagamento effettivo (rimborso dei buoni pasto) o, al più, se precedente, al momento di emissione della relativa fattura.

06/11/2019 - MANOVRA 2020

Via libera alla rivalutazione dei beni d'impresa e delle partecipazioni News

Il disegno di legge di Bilancio 2020, attualmente all'esame del Senato (A.S. 1586), prevede la riapertura dei termini per effettuare la rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni, ai sensi della Sezione II del capo I della Legge 21 novembre 2000, n. 342 .

Al riguardo l'art. 89 del Ddl precisa quanto segue:

  1. il maggior valore attribuito ai beni si considera riconosciuto ai fini Ires ed Irap a decorrere dal terzo esercizio successivo a quello con riferimento al quale la rivalutazione è stata effettuata, attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva fissata nelle seguenti misure:
    - 12 per cento per i beni ammortizzabili;
    - 10 per cento per i beni non ammortizzabili;
  2. alla misura possono accedere le imprese che non utilizzano i principi contabili internazionali;
  3. sono esclusi i beni alla cui produzione o al cui scambio è destinata l’attività (beni-merce);
  4. la rivalutazione deve riferirsi a beni che risultano dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2018;
  5. per poter affrancare il saldo di rivalutazione derivante dall'iscrizione dei maggiori valori, l’imposta sostitutiva è stata fissata al 10 per cento.

 

04/11/2019 - MANOVRA 2020

Regime forfetario fino a 65mila euro con vecchi e nuovi limiti di accesso News

Nell’ultima versione del disegno di legge di Bilancio 2020 rimane immutato, per l’accesso al regime forfetario, il tetto di ricavi e compensi a 65mila euro, ma tornano ad essere operative le cause ostative riguardanti i limiti di spesa sostenuta per dipendenti e collaboratori e il cumulo tra redditi assoggettati a tassazione forfetaria e redditi da lavoro dipendente e assimilato, mentre viene definitivamente eliminato il limite relativo ai beni strumentali. Restano invece confermati tutti i paletti introdotti con la precedente legge di Bilancio 2019, relativi alla partecipazione in società o possesso di quote di controllo societarie e ad attività esercitate nei confronti di ex datori di lavoro.

Più in dettaglio, l’art. 88 del ddl di Bilancio 2020 nell’attuale formulazione - modificando l'art. 1 della legge 23 dicembre 2014, n. 190 - dispone che possono applicare il regime forfetario i contribuenti persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni che, al contempo, nell'anno precedente:

  1. hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000;
  2. hanno sostenuto spese per un ammontare complessivamente non superiore ad euro 20.000 lordi per lavoro accessorio di cui all'art. 70 del D.Lgs. 10 settembre 2003, n. 276, per lavoratori dipendenti, collaboratori di cui all'art. 50, comma 1 , lettere c) e c-bis), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, anche assunti secondo la modalità riconducibile a un progetto ai sensi degli artt. 61 e seguenti del citato D.Lgs. n. 276/2003, comprese le somme erogate sotto forma di utili da partecipazione agli associati di cui all'art. 53, comma 2 , lettera c), e le spese per prestazioni di lavoro di cui all'art. 60 del Tuir;
  3. hanno percepito redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui rispettivamente agli artt. 49 e 50 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, non eccedenti l'importo di 30.000 euro.

Come già previsto dalla legge di Bilancio 2019 (legge 30 dicembre 2018, n. 145 ), inoltre, non possono accedere al regime agevolato gli esercenti attività d'impresa, arti o professioni che:

  1. partecipano, contemporaneamente all'esercizio dell'attività, a società di persone o associazioni di cui all'art. 5 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, o possiedono quote di controllo in società a responsabilità limitata.
  2. esercitano l’attività nei confronti di ex datori di lavoro ovvero verso soggetti con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d'imposta.

La nuova norma ha inoltre previsto un regime premiale in caso di utilizzo della fatturazione elettronica, consistente nella riduzione di un anno dei termini di decadenza per l’accertamento di cui all’art. 43, primo comma , del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600 per i forfetari con fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche.