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23/07/2019 - IRPEF

Familiari a carico, nel regime forfettario il reddito rileva ai fini del limite di 2.840,51 euro News

Le detrazioni per i carichi di famiglia non spettano ai contribuenti che aderiscono al regime forfettario di cui all’art. 1 , commi da 54 a 89, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015), come da ultimo modificato dall’art. 1 , commi da 9 a 11, della Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Legge di Bilancio 2019): lo ha confermato l'Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 22 luglio 2019, n. 69 , con la quale è stato altresì sottolineato quanto segue:

  1. il contribuente che aderisce al regime forfettario determina il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti un coefficiente di redditività, diversificato a seconda del codice ATECO che contraddistingue l’attività svolta. Da tale reddito è possibile dedurre solo i contributi previdenziali versati sulla base di indicazioni di legge;
  2. il reddito assoggettato al regime forfettario rileva, unitamente al reddito complessivo, ai fini della determinazione del limite di euro 2.840,51 euro per considerare i familiari fiscalmente a carico ai sensi dell’art. 12, comma 2 , del Tuir (in tal senso si richiama anche la Circolare dell'Agenzia delle Entrate 4 aprile 2016, n. 10/E , par. 4.3.7.;
  3. il reddito determinato sulla base delle regole del regime forfettario, infine, rileva - al lordo dei contributi previdenziali - anche ai fini della comparazione del reddito più elevato prevista dal richiamato art. 12, comma 1 , lettera c), del Tuir, per stabilire quale genitore potrà fruire della detrazione per figli a carico per l’intero importo.

Si ricorda che nelle scorse settimane, in risposta ad un question time in Commissione Finanze della Camera (interrogazione n. 5-02411), il Ministero dell'Economia e delle Finanze aveva preannunciato l'avvio di una serie di controlli finalizzati a verificare la regolarità dell'applicazione del regime forfetario. Tali verifiche potranno essere svolte sia attraverso accessi diretti presso la sede del contribuente, sia tramite apposite analisi del rischio, utilizzando le informazioni a disposizione dell'Amministrazione.

L'attività di controllo sarà rivolta sia nei confronti di chi ha adottato il regime per la prima volta nel 2019, sia nei confronti di quanti lo applicavano già in precedenza.

22/07/2019 - AGEVOLAZIONI

Regime impatriati e nuovo regime forfetario sono incompatibili News

L’applicazione del nuovo regime forfetario, previsto dall’art. 1, comma 54 , della legge n. 190/2014, è incompatibile con le agevolazioni previste per i lavoratori impatriati, disciplinate dall’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015, in quanto i redditi prodotti in regime forfetario non partecipano alla formazione del reddito complessivo. È questa l’interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate con la Risposta ad istanza di interpello n. 283 del 19 luglio 2019 .

In particolare l’Agenzia ha precisato che:

  • il regime speciale per i lavoratori impatriati, di cui all’art. 16 del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 147, prevede che i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo nella misura del 50 per cento. L’agevolazione consiste, quindi, in una riduzione della base imponibile dei redditi predetti che, pertanto, concorrono alla formazione del reddito complessivo del contribuente nella misura del 50 per cento.
  • il regime forfetario, di cui all’art. 1, comma 54 , della legge 23 dicembre 2014 n. 190, prevede l’applicazione di una imposta sostitutiva sull’ammontare dei compensi percepiti, ridotti sulla base di coefficienti di redditività. Tale imposta, calcolata nella misura del 15%, è sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’IRAP.
  • l’applicazione del regime forfetario non appare compatibile con le agevolazioni previste per i lavoratori impatriati, in quanto i redditi prodotti in regime forfetario, soggetti a tassazione sostitutiva, non partecipano alla formazione del reddito complessivo (art. 3, comma 3 , lett. a), Tuir).

Conclude l’Agenzia precisando che resta ferma la possibilità per il contribuente che rientri in Italia per svolgere un’attività di lavoro autonomo, di beneficiare, in presenza dei previsti requisiti, del regime fiscale di degli impatriati, laddove venga valutata una maggiore convenienza nell’applicazione di detto regime rispetto a quello naturale forfetario.

22/07/2019 - FATTURA ELETTRONICA

Fattura elettronica, controlli maggiori in caso di mancata adesione al servizio di consultazione News

La mancata adesione del contribuente al servizio di “Consultazione” delle fatture elettroniche rappresenterà un elemento rilevante di valutazione nell’ambito dell’attività di analisi del rischio condotta dall’Agenzia delle Entrate. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate con una delle nuove Faq (n. 125) sulla fatturazione elettronica pubblicate il 19 luglio 2019.

Spiega l'Agenzia che l’adesione al servizio di “Consultazione” – che può essere esercitata dal 1° luglio al 31 ottobre 2019 per gli operatori IVA ed è accessibile dal 1° novembre 2019 per i consumatori finali  - garantisce all’utente di ritrovare in qualsiasi momento (nei limiti temporali previsti dal provvedimento 30 aprile 2018 ) le sue fatture emesse e ricevute all’interno del portale “Fatture e Corrispettivi” e favorisce rapporti più trasparenti e collaborativi con l’Amministrazione finanziaria.

Tuttavia, i controlli incrociati verranno effettuati dall’Agenzia delle Entrate, come avviene oggi con i dati spesometro, anche in futuro con i dati fiscali che verranno memorizzati anche se dovesse venire eliminato il file completo della fattura elettronica. La mancata adesione costituirà un elemento che verrà valutato ai fini dell'analisi del rischio di evasione del contribuente.

18/07/2019 - ANTIRICICLAGGIO

Commercialisti, differita al 1° gennaio 2020 l’applicazione delle Regole tecniche antiriciclaggio del CNDCEC News

Slitta dal 23 luglio prossimo al 1° gennaio 2020 il termine a partire dal quale devono essere ritenute vincolanti le nuove Regole Tecniche in materia di antiriciclaggio, emanate lo scorso gennaio dal Consiglio nazionale dei commercialisti. Lo ha comunicato lo stesso CNDCEC con l’Informativa n. 68/2019, indirizzata agli Ordini territoriali. La decisione di differire il termine è motivata dalle novità intervenute a modifica dell’attuale  normativa antiriciclaggio.

In particolare - scrive il presidente Massimo Miani - “Il Consiglio Nazionale, preso atto della prossima emanazione di disposizioni di modifica del D.Lgs. n. 231 del 21 novembre 2007 (normativa antiriciclaggio) in esito al processo di recepimento della Direttiva n. 2018/843 (cd. V Direttiva antiriciclaggio) nonché della recente diffusione dell’analisi nazionale del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo 2018 […], ha deliberato di differire al prossimo 1° gennaio 2020 il termine a partire dal quale ritenere vincolanti per gli iscritti le Regole Tecniche emanate lo scorso gennaio ai sensi dell’art. 11, comma 2 , del D.Lgs. n. 231/2007 (diffuse con Informativa n. 8 del 23 gennaio 2019)”.

Il termine del 23 luglio 2019 originariamente fissato - spiega Miani – era stata individuata “al fine di prevedere un adeguato periodo transitorio di sei mesi che agevolasse gli iscritti, anche attraverso la diffusione di strumenti operativi di ausilio in particolare le Linee Guida in materia nonché specifica formazione in modalità e-learning, nell’apprendimento e nella corretta applicazione delle suddette Regole tecniche”.

Secondo il CNDCEC, a fronte delle intervenute novità normative e della necessità di aggiornare gli strumenti operativi a supporto di Ordini e iscritti nel corretto adempimento degli obblighi antiriciclaggio, tale scadenza risulta non essere più congrua. Da qui la decisione di spostare al 1° gennaio 2020 il nuovo termine a partire dal quale ritenere vincolanti per gli iscritti le citate Regole tecniche.

Il Mef e gli organi di controllo dovranno prendere atto di tale differimento del termine ai fini dell'applicazione delle eventuali sanzioni.

Si ricorda che le Regole tecniche (per l'esame delle quali si rinvia al Commento di Armando Urbano), considerate vincolanti per gli iscritti all'Albo, sono tre e riguardano:

  1. la valutazione del rischio (artt. 15 e 16 del D.Lgs. n. 231/2007);
  2. l'adeguata verifica della clientela (artt. 17 -30 , D.Lgs. n. 231/2007);
  3. la conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni (artt. 31 -32 e 34 , D.Lgs. n. 231/2007).

18/07/2019 - ADEMPIMENTI, PROFESSIONISTI

Nessun obbligo di modificare i dati precalcolati forniti dall’Agenzia per il calcolo degli ISA News

In capo ai contribuenti e agli intermediari non sussiste alcun obbligo di modificare i dati precalcolati forniti dall’Agenzia delle Entrate ai fini del calcolo degli ISA; tuttavia è possibile modificarli al fine di “disattivare eventuali criticità evidenziate dagli indicatori elementari di anomalia, e di dichiarare ulteriori componenti positivi per migliorare il punteggio degli indicatori elementari che concorrono al calcolo dell’ISA”: lo ha precisato ieri l'Agenzia delle Entrate nel corso della Videoconferenza organizzata dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti in collaborazione con Sose.

Di conseguenza, in presenza di criticità evidenziate dagli indicatori elementari di anomalia, il contribuente, una volta verificati i dati precalcolati, potrà modificarli e calcolare nuovamente il proprio ISA con i dati modificati.

Viene tuttavia precisato che nel caso in cui l’ISA venga calcolato dal contribuente senza modificare i dati forniti dall’Agenzia, l’esito dell’applicazione dello stesso sarà ordinariamente non soggetto a contestazioni da parte dell’Agenzia per quanto attiene ai valori delle variabili precalcolate fornite e non modificate.

Fatto salvo questo principio di carattere generale, l'Agenzia conferma comunque l'impossibilità di modificare il valore delle seguenti variabili:

  • “Numero di periodi d'imposta in cui è stato presentato un modello degli studi di settore e/o dei parametri nei sette periodi d’imposta precedenti”;
  • “Coefficiente individuale per la stima dei ricavi/compensi”;
  • “Coefficiente individuale per la stima del valore aggiunto”;
  • “Media di alcune variabili dichiarate dal contribuente con riferimento ai sette periodi d’imposta precedenti”. Relativamente a tale ultima voce, si tratta delle seguenti variabili:
    1. Ammortamenti per beni mobili strumentali (media dei sette periodi d'imposta precedenti);
    2. Canoni relativi a beni immobili (media dei sette periodi d'imposta precedenti)
    3. Costi specifici: Carburanti e lubrificanti (media dei sette periodi d'imposta precedenti);
    4. Costo del venduto e per la produzione di servizi (media dei sette periodi d'imposta precedenti);
    5. Postazioni di lavoro (per taglio, acconciatura, ecc.) (media dei sette periodi d'imposta precedenti);
    6. Tumulazioni (media dei sette periodi d'imposta precedenti);
    7. Spese per lavoro dipendente al netto dei compensi corrisposti ai soci per l’attività di amministratore (media dei sette periodi d'imposta precedenti);
    8. Spese per prestazioni rese da professionisti esterni (media dei sette periodi d'imposta precedenti);
    9. Costi produttivi (media dei sette periodi d'imposta precedenti);
    10. Totale spese per servizi (media dei sette periodi d'imposta precedenti);
    11. Valore dei beni strumentali mobili in proprietà e in leasing (media dei sette periodi d'imposta precedenti).