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22/07/2020 - DECRETO "RILANCIO", AGEVOLAZIONI

Studi associati esclusi dal contributo a fondo perduto: nuovi chiarimenti dalle Entrate News

Gli studi associati composti da professionisti iscritti alle Casse di Previdenza non possono fruire del contributo a fondo perduto previsto dall'art. 25 del decreto “Rilancio” (D.L. 19 maggio 2020, n. 34 , convertito con modifiche dalla Legge 17 luglio 2020, n. 77 ): lo ha confermato l'Agenzia delle Entrate con la Circolare 21 luglio 2020, n. 22/E , contenente ulteriori chiarimenti sull'ambito applicativo della misura.

Sono invece ammesse le persone fisiche che esercitano attività d’impresa o di lavoro autonomo, oppure siano titolari di reddito agrario, che contestualmente possiedono lo status di lavoratore dipendente, fermi restando gli altri requisiti previsti dalla norma.

Il documento di prassi in commento – che va ad integrare la Circolare 13 giugno 2020, n. 15/E - precisa inoltre che i consorzi tra imprese, riconducibili ai soggetti di cui all’art. 73 del Tuir, non possono fruire del contributo a fondo perduto a causa “della peculiare natura di tali soggetti, che si limitano ad operare il ribaltamento dei costi/proventi percepiti alle imprese che ne fanno parte”. Queste ultime, invece, sono ammesse.

Nel caso in cui un soggetto eserciti attività d’impresa (o sia titolare di reddito agrario) e contestualmente rientri in una delle categorie di esclusione prevista dall'art. 25, comma 2 , del decreto “Rilancio”, egli può comunque fruire del contributo a fondo perduto esclusivamente in relazione alle attività ammesse al contributo stesso, fermo restando il rispetto degli ulteriori requisiti previsti.

21/07/2020 - PROFESSIONISTI

Versamenti non prorogati, i Commercialisti pronti allo sciopero il 16 settembre News

Nel corso della conferenza stampa organizzata dalla categoria il 21 luglio a Roma, nella sala Nassiriya del Senato, le associazioni sindacali dei commercialisti (ADC, AIDC, ANC, ANDOC, FIDDOC, SIC, UNAGRACO, UNGDCEC, UNICO) hanno annunciato, a seguito della mancata proroga al 30 settembre dei versamenti fiscali, la proclamazione dello sciopero, nonché la promozione di azioni di disubbidienza, quali l’astensione dall’invio di dati fiscali in occasione delle prossime scadenze di settembre e successive, a partire dalle liquidazioni periodiche IVA del secondo trimestre 2020.

“Il no alla nostra richiesta di rinvio dei versamenti del 20 luglio – ha dichiarato Miani – ha dell’incredibile. Di fronte ad un Paese in sofferenza, ad una categoria come la nostra oberata di lavoro, ad imprese con l’acqua alla gola per la crisi di liquidità che si trovano a fronteggiare, alle richieste di rinvio provenienti anche dal mondo imprenditoriale, l’esecutivo ha preferito alzare un muro. Il mondo delle partite Iva subisce con questa scelta un duro colpo, che dimostra un’imperdonabile disattenzione nei confronti delle sue esigenze. Scelte come questa del Governo dimostrano una sottovalutazione dello stato reale in cui versano le realtà produttive del Paese. Un quadro che ci spinge ad assumere iniziative di protesta importanti e a questo punto inevitabili. Il Consiglio nazionale dei commercialisti sarà pertanto al fianco di tutte le sigle sindacali di categoria quando a settembre i nostri iscritti saranno chiamati ad incrociare le braccia e a mobilitarsi”.

E sulla mancata proroga il presidente di ANC, Marco Cuchel, ha osservato che “il rinvio dei versamenti al 30 settembre era da noi considerato un 'atto dovuto'. Da più parti era emerso che il differimento al 20 luglio dovesse essere una 'proroga ponte' - aggiungendo che - "una proroga di 20 giorni è offensiva”.

Né ha soddisfatto la motivazione con cui il Mef ha negato lo spostamento dei termini durante un’interrogazione parlamentare dello scorso 16 luglio, secondo cui “l’ulteriore proroga richiesta inciderebbe sulla previsione delle imposte autoliquidate della nota di aggiornamento al Def che, come noto, deve essere presentata al Parlamento entro la fine del mese di settembre”, oltre all’ulteriore considerazione che “il flusso di cassa del quale si chiede la sospensione corrisponde, secondo le previsioni, a circa 8,4 miliardi”.

"Ad una legittima e reiterata richiesta di alleggerimento, burocratico ed economico, dell’ingorgo fiscale, il Governo ha opposto un secco rifiuto" - si legge nel Comunicato Stampa diramato dalle associazioni sindacali - tanto più incomprensibile se si rammenta che un’ampia proroga (sino al mese di settembre) era stata disposta lo scorso anno per cause connesse ai ritardi di fornitura dei software ufficiali da parte dell’Amministrazione Finanziaria".

Pertanto i sindacati dei commercialisti hanno annunciato la proclamazione dello sciopero di categoria, se necessario ad oltranza, che sarà esercitato attraverso l’astensione dalle attività e con la promozione di azioni di disobbedienza, quali il non invio dei dati fiscali in occasione delle prossime scadenze di settembre e successive.

21/07/2020 - PREVIDENZA

Artigiani e commercianti, dall’Inps le indicazioni per la ripresa dei versamenti di contributi e premi News

Con il Messaggio n. 2871 del 20 luglio 2020 l’Inps ha illustrato le modalità con cui è possibile effettuare i versamenti, in unica soluzione, entro il termine del 16 settembre 2020, ovvero entro il 31 luglio 2020, fornendo, per ciascuna gestione, le indicazioni per la ripresa degli adempimenti e delle modalità di versamento della contribuzione sospesa mediante rateizzazione. 

Per quanto riguarda in particolare gli artigiani e commercianti, l’Istituto previdenziale ricorda che per effetto dell’art. 18 , commi da 1 a 5, del D.L. n. 23/2020, convertito, con modificazioni, in legge 5 giugno 2020, n. 40 , sono interessati dalla sospensione i contributi dovuti dagli artigiani e dagli esercenti attività commerciali alla scadenza del 18 maggio 2020 (I trimestre 2020), rinviando per l’individuazione dei soggetti destinatari della normativa in esame a quanto indicato nella circolare n. 59/2020 (paragrafo 2.2), nel quale è stato indicato che i requisiti di legge per poter fruire della sospensione contributiva (diminuzione del fatturato o dei corrispettivi) devono essere riferiti all’impresa per la quale sussiste l’obbligo di iscrizione alla gestione.

Tali soggetti dovranno:

  • presentare apposita istanza di sospensione avvalendosi della procedura disponibile nel sito internet dell’Istituto al seguente percorso: “Prestazioni e servizi” > “Tutti i servizi” > “Rateizzazione contributi sospesi emergenza epidemiologica COVID-19”, come indicato al paragrafo 2.4 del messaggio in commento;
  • nell’istanza dovrà essere indicato il codice fiscale dell’impresa per la quale sussiste l’obbligo di iscrizione alla gestione e per la quale dovrà essere verificata la sussistenza dei requisiti per poter fruire della sospensione contributiva (diminuzione del fatturato o dei corrispettivi).

La presentazione dell’istanza di sospensione vale anche come domanda di rateizzazione.

Per la ripresa dei versamenti da effettuare entro la data del 16 settembre 2020 (in unica soluzione oppure tramite versamento di 4 rate in caso di rateizzazione) i contribuenti potranno utilizzare apposita codeline visualizzabile nel Cassetto previdenziale per Artigiani e Commercianti alla sezione Posizione assicurativa – Dilazioni: “Mod. F24 Covid19”, dove è possibile scaricare anche il relativo modello “F24” precompilato e da utilizzare per il versamento.

 L’Inps fa inoltre presente che, al fine di usufruire della sospensione, i contribuenti che hanno inteso o intendono effettuare il versamento di quanto dovuto in unica soluzione utilizzando i modelli di pagamento originariamente predisposti e messi a disposizione nel mese di maggio, sono comunque obbligati a presentare domanda di sospensione indicando il codice fiscale dell’impresa che ha dato titolo all’iscrizione alla gestione di competenza.

20/07/2020 - IRPEF

Flat tax per i pensionati che rientrano dall'estero, dalle Entrate chiarimenti sull'opzione per l'imposta sostitutiva News

È  stata emanata la Circolare 17 luglio 2020, n. 21/E , con la quale l'Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito all'imposta sostitutiva introdotta dall'art. 1, comma 273 , della Legge di Bilancio 2019 (Legge 30 dicembre 2018, n. 145) finalizzata ad incentivare il rientro in Italia, con il trasferimento nei Comuni del Mezzogiorno in possesso di determinate caratteristiche demografiche, dei pensionati italiani che hanno spostato la propria residenza all’estero da almeno cinque anni. A tal fine era stato inserito l’art. 24-ter del Tuir, successivamente modificato dal D.L. 30 aprile 2019, n. 34 , convertito con modifiche dalla Legge 28 giugno 2019, n. 58 (decreto “Crescita”).

Al riguardo si ricorda quanto segue:

  1. all’incentivo in esame possono accedere i soggetti non residenti che percepiscono redditi da pensione di cui all’art. 49, comma 2 , lettera a), del Tuir di fonte estera, purché non siano stati residenti in Italia, ai sensi dell’art. 2, comma 2 , del Tuir, nei cinque periodi d’imposta precedenti a quello in cui l’opzione diviene efficace;
  2. la residenza dev’essere trasferita in uno dei Comuni di Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, con popolazione non superiore a 20mila abitanti, e in uno dei comuni con popolazione non superiore a 3mila abitanti compresi negli allegati 1 2 2-bis al D.L. 17 ottobre 2016, n. 189, convertito con modifiche dalla Legge 15 dicembre 2016, n. 229 ;
  3. in caso di opzione per tale regime, è dovuta un’imposta sostitutiva dell’Irpef relativamente a qualsiasi categoria di reddito prodotto all’estero, nella misura del 7 per cento per ciascuno dei periodi d’imposta di validità dell’opzione;
  4. in attuazione del richiamato comma 273 della Legge di Bilancio 2019, è intervenuto il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate 31 maggio 2019, n. 167878/2019 , ai sensi del quale l’imposta sostitutiva dev’essere versata in un’unica soluzione, per ciascun periodo d’imposta di efficacia del regime opzionale, entro i termini di versamento del saldo Irpef.

20/07/2020 - SCADENZE, VERSAMENTI

Versamenti del 20 luglio, Commercialisti: “Senza rinvio delle scadenze, le azioni di protesta saranno inevitabili” News

“Di fronte alle ripetute e più che motivate richieste di proroga dei versamenti del 20 luglio avanzate dai commercialisti, il Governo ha opposto un no che sembra al momento irrevocabile, oltre che incomprensibile. Non era l’esito al quale volevamo arrivare, ma a questo punto diventa per noi inevitabile valutare concrete azioni di protesta della categoria, tra le quali non escludiamo lo sciopero”: lo hanno affermato in una nota congiunta il Consiglio nazionale e tutte le sigle sindacali dei commercialisti (ADC, AIDC, ANC, ANDOC, FIDDOC, SIC, UNAGRACO, UNGDEC, UNICO).

Tale denuncia segue la presa di posizione espressa giovedì scorso in Commissione Finanze della Camera dal Ministero dell'Economia e delle Finanze: in risposta a un question time, il Ministero aveva espresso infatti parere negativo sulla possibilità di un ulteriore rinvio dei versamenti di saldo 2019 e acconto 2020 delle imposte sui redditi per i contribuenti soggetti agli Isa e in regime forfetario e dei minimi, prorogati dal 30 giugno al 20 luglio dal D.P.C.M. 27 giugno 2020 .

“L’ulteriore proroga richiesta - aveva dichiarato il Ministero rispondendo all’interrogazione n. 5-04363 - inciderebbe sulla previsione delle imposte autoliquidate della nota di aggiornamento al Def che, come noto, deve essere presentata al Parlamento entro la fine del mese di settembre». Oltre a ciò, la considerazione che “il flusso di cassa del quale si chiede la sospensione corrisponde, secondo le previsioni, a circa 8,4 miliardi”.

Per i soggetti Isa, compresi quelli aderenti al regime forfetario o dei minimi, rimane quindi ferma, al momento, la scadenza di lunedì 20 luglio per il versamento, senza maggiorazione dello 0,4%, del saldo 2019 e dell’eventuale primo acconto 2020 di imposte e contributi. I versamenti potranno tuttavia essere effettuati entro il 20 agosto 2020, applicando la maggiorazione dello 0,4% a titolo di interesse corrispettivo.

Nel comunicato stampa diffuso dai commercialisti si sottolinea tra l'altro la convinzione “che il Governo si stia esponendo a una magra figura, perché, tanti meno saranno i contribuenti che autonomamente sceglieranno di non versare il 20 luglio o il 20 agosto con maggiorazione dello 0,4%, tanto più sarà inevitabile per il Governo fare marcia indietro e riaprire i termini di versamento senza sanzioni fino al 30 settembre, come già avrebbe dovuto fare”.

“I nostri studi – scrivono i commercialisti – sono pertanto in una situazione di grande difficoltà che è colpevole ignorare e che si somma alle gigantesche difficoltà economiche che sta vivendo il Paese”.

“Per tutte queste ragioni – conclude il comunicato – siamo costretti a valutare azioni di protesta, senza escludere uno sciopero della nostra categoria. Una reazione inevitabile davanti al consueto muro di gomma eretto dall’esecutivo nei confronti dei commercialisti italiani, delle loro richieste, del loro senso di responsabilità messo quotidianamente al servizio del Paese”.