News

02/12/2019 - FORMAZIONE IN AULA

Al via oggi la Terza Giornata del Master MySolution 2019/2020 News

È in partenza oggi, 3 Dicembre, in 26 città, la Terza Giornata del Master MySolution 2019/2020.

Il titolo del terzo appuntamento formativo è: "Le verifiche antiriciclaggio nello studio professionale: corretti adempimenti".

La giornata sarà dedicata all'esame di tutte le corrette procedure antiriciclaggio cui è tenuto il professionista per adempiere agli obblighi di legge, anche derivanti dall'iscrizione all'Albo professionale.

Il corpo docente MySolution, composto dal dott. Armando Urbano, dal dott. Luca Signorini e dal dott. Massimiliano De Bonis, si occuperà di affrontare da un punto di vista pratico e operativo le tante novità in programma.

Ricordiamo a tutti gli iscritti al Master MySolution che da quest’anno è attiva la nuova funzione Domande al relatore alla quale si accede dall’area personale di MySolution. Un modo veloce e pratico per porre i quesiti in aula e ricevere risposta in diretta o successivamente attraverso MySolution.

Presentiamo dunque la terza giornata con l'editoriale del dott. Armando Urbano.

 

 

"La continua evoluzione della normativa in materia di contrasto al riciclaggio e finanziamento del terrorismo, in virtù del recepimento delle Direttive comunitarie, richiede in capo al professionista l’obbligo di un aggiornamento approfondito e costante al fine di porre in essere correttamente tutte le operazioni necessarie al rispetto degli obblighi di legge.

La terza giornata del Master 2019/2020 è dedicata, in particolare, agli adempimenti necessari allo studio professionale per rispettare le regole imposte dalla normativa e porre in essere misure adeguate per far fronte ad eventuali verifiche di natura antiriciclaggio.

Verranno quindi esaminate le Regole Tecniche (autovalutazione del rischio dello studio, adeguata verifica della clientela e conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni) e le Linee Guida pubblicate dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed esperti Contabili.

Nel corso della giornata del master si porrà particolare attenzione:

  • alle modalità di formazione del fascicolo di studio (identificazione del cliente, dell’esecutore e del titolare effettivo, dichiarazione del cliente, modalità di adeguata verifica e controllo costante, documentazione da conservare al suo interno);
  • alle modalità di conservazione delle informazioni, dei dati e dei documenti;
  • all’autovalutazione del rischio di riciclaggio dello studio professionale;
  • alla formazione del personale di studio;
  • alle segnalazioni delle operazioni sospette;
  • alle comunicazioni delle operazioni in contanti oltre i limiti fissati dalla normativa vigente. 

Vi Aspettiamo in aula!"

Armando Urbano

 

La partecipazione è COMPRESA nel tuo Abbonamento MySolution. Anche se incluso, per partecipare al Master l’iscrizione è obbligatoria

Non ti sei ancora iscritto al Master MySolution 2019/2020?

Seleziona la tua città e iscriviti subito! 

 

 

02/12/2019 - DICHIARAZIONI, PROFESSIONISTI

Il Fisco “apre” sulle sanzioni per la violazione del principio di identità tra chi appone il visto e chi invia il modello News

È il soggetto che appone il visto che deve predisporre e trasmettere la dichiarazione: lo ha precisato l'Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 29 novembre 2019, n. 99 , che ha così confermato l’obbligo di identità soggettiva tra chi appone il visto di conformità e chi predispone e trasmette la dichiarazione.

Nel caso in cui il soggetto abbia apposto un visto su una dichiarazione poi non trasmessa dallo stesso, oppure invia una dichiarazione dallo stesso non vistata, si applicano rispettivamente:

  1. l’art. 39 del D.Lgs. 241/1997, come modificato dall’art. 7-bis, comma 1 , lettera a), del D.L. 28 gennaio 2019, n. 4, convertito con modifiche dalla Legge 28 marzo 2019, n. 26 , che disciplina l’ipotesi di rilascio infedele del visto di conformità;
  2. l’eventuale sospensione e inibizione dalla facoltà di rilasciare il visto di conformità previste nei casi indicati dalla norma.

Relativamente ai comportamenti pregressi, l'Agenzia delle Entrate specifica che gli uffici competenti valuteranno caso per caso la sussistenza dei presupposti per l’applicazione dell'art. 10, comma 3 , dello Statuto del contribuente (Legge 27 luglio 2000, n. 212) e dell'art. 6, comma 2 , del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472.

Di conseguenza, “non è punibile l'autore della violazione quando essa è determinata da obiettive condizioni di incertezza sulla portata e sull'ambito di applicazione delle disposizioni alle quali si riferiscono, nonché da indeterminatezza (...) dei modelli per la dichiarazione".

29/11/2019 - IMPOSTE DIRETTE, INDIRETTE

Forfetari, sulle cause ostative il Fisco conferma la rilevanza dei codici ATECO News

Ai sensi dell'art. 1, comma 57 , lettera d), della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015) - nel testo risultante a seguito delle modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2019 (Legge 30 dicembre 2018, n. 145 ) - non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano - direttamente o indirettamente - società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dai medesimi esercenti attività d’impresa, arti o professioni.

Al riguardo, con la Risposta all'istanza di interpello 28 novembre 2019, n. 504 , l'Agenzia delle Entrate ha confermato che in tale attività di verifica rileva l'identità o meno del codice Ateco; in altre parole, detta causa ostativa non risulta integrata qualora le attività effettivamente esercitate dalla persona fisica e dalla società indirettamente controllata siano riconducibili a due sezioni ATECO differenti.

In materia è stato inoltre affermato che:

  1. affinché operi detta causa ostativa è necessaria la compresenza:
    a. del controllo diretto o indiretto di società a responsabilità limitata;
    b. dell’esercizio da parte della stessa di attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dagli esercenti attività d’impresa, arti o professioni. In assenza di una di tali condizioni, la causa ostativa non opera e il contribuente può applicare o permanere nel regime forfetario (Circolare Agenzia Entrate 10 aprile 2019, n. 9/E );
  2. ai fini della verifica della sussistenza di una causa ostativa al regime forfetario, rileva l’anno di applicazione del regime e non l’anno precedente e nel caso in cui venga accertata, la decadenza scatterà nel 2020 (risposta fornita dalle Entrate all'istanza di interpello 30 aprile 2019, n. 133 );
  3. può applicare il regime forfettario a decorrere dal 2019 il contribuente che nel 2018 era in regime semplificato (in quanto non in possesso dei requisiti necessari ai fini dell’applicazione del regime medesimo), qualora vengano meno le cause di esclusione.

28/11/2019 - IMPOSTE DIRETTE, INDIRETTE

Forfetari, per la verifica di cause ostative rilevano anche i voti spettanti a persone interposte News

Ai sensi dell’art. 1, comma 57 , lettera d), della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015) - nel testo risultante a seguito delle modifiche apportate dalla Legge di Bilancio 2019 (Legge 30 dicembre 2018, n. 145 ) - non possono applicare il regime forfetario gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che controllano - direttamente o indirettamente - società a responsabilità limitata, le quali esercitano attività economiche direttamente o indirettamente riconducibili a quelle svolte dai medesimi esercenti attività d’impresa, arti o professioni.

Per la definizione di controllo, diretto e indiretto, occorre fare riferimento all’art. 2359, primo e secondo comma, del codice civile. Ai sensi del primo comma sono considerate società controllate:

  1. le società in cui un’altra società dispone della maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria;
  2. le società in cui un’altra società dispone di voti sufficienti per esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria;
  3. le società che sono sotto influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa.

Con particolare riferimento al controllo indiretto, con la Risposta all’istanza di interpello 27 novembre 2019, n. 501 , l’Agenzia delle Entrate ha sottolineato che, ai fini dell’applicazione dei numeri 1) e 2) del primo comma dell’art. 2359 c.c., si computano anche i voti spettanti a persona interposta, tra cui vanno ricompresi i familiari di cui all’art. 5, comma 5 , del Tuir.

Nel caso esaminato, il contribuente che nel 2020 ha costituito una società tra professionisti in forma di società a responsabilità limitata, che svolge attività riconducibile a quella svolta da professionista, ma che è amministrata da un altro socio e per la quale il professionista fattura prestazioni non superiori al 40% dell'intero suo fatturato, può accedere al regime forfettario.

L'Agenzia precisa inoltre che qualora l'attività di lavoro autonomo svolta dal contribuente dovesse essere un'attività effettivamente riconducibile, ai fini fiscali, a un rapporto di lavoro da cui ritrarre reddito di lavoro dipendente o assimilato a quello di lavoro dipendente, i compensi percepiti, in ogni caso, non potranno beneficiare della tassazione agevolata prevista dal predetto regime forfetario.

Si ricorda infine che, in più occasioni, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che tale causa ostativa non risulta integrata qualora le attività effettivamente esercitate dalla persona fisica e dalla società indirettamente controllata siano riconducibili a due sezioni ATECO differenti (a tal fine si richiama, ad esempio, la Risposta all’istanza di interpello 13 maggio 2019, n. 137 ). Con la Risposta 8 ottobre 2019, n. 398 , peraltro, fu sottolineato che “occorre avere in ogni caso riguardo alle attività effettivamente svolte in concreto dal contribuente e dalla società a responsabilità limitata controllata, indipendentemente dai codici ATECO 2007 dichiarati, per valutarne la correlazione”.

27/11/2019 - IMPOSTE DIRETTE, INDIRETTE

Forfetari, sanabile la fatturazione irregolare ma divieto di compensare le ritenute d'acconto non versate News

Nel caso in cui il contribuente, ritenendo erroneamente di avere i requisiti per usufruire del regime forfetario, nel 2019 abbia emesso una fattura senza addebitare l’Iva e senza esporre la ritenuta d’acconto, può regolarizzare la propria situazione attraverso:

  1. l’emissione e l’invio al committente di una nota di variazione in aumento, ad integrazione della fattura originaria, addebitando a titolo di rivalsa l’Iva da versare all’Erario ed esponendo la ritenuta d’acconto (art. 26, comma 1 , D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633);
  2. l’emissione e l’invio al committente di una nota di variazione in diminuzione a storno della fattura originaria e l’emissione di una nuova fattura in sostituzione della precedente, addebitando a titolo di rivalsa l’Iva da versare all’Erario ed esponendo la ritenuta d’acconto (art. 26, comma 2 , D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633).

Il contribuente, peraltro, non potrà compensare, nella prossima dichiarazione dei redditi, il proprio credito per ritenute d’acconto non versate dal sostituto d’imposta: egli infatti non ha subìto le ritenute a titolo di acconto, e quindi non può vantare alcun credito. Al riguardo, si ricorda quanto segue:

  1. ai sensi dell’art. 1, comma 57 , lettera d-bis, della Legge 23 dicembre 2014, n. 190 (Legge di Stabilità 2015), così come modificata dall’art. 1 , commi da 9 a 11, della Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (Legge di Bilancio 2019), non possono avvalersi del regime forfetario “le persone fisiche la cui attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro, ad esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatorio ai fini dell’esercizio di arti o professioni”;
  2. con la Circolare 10 aprile 2019, n. 9/E , par. 2.3.2, l’Agenzia delle Entrate chiarì che “la nuova causa ostativa contenuta nella citata lettera d-bis) risponde alla ratio di evitare artificiose trasformazioni di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo, prevedendo a tal fine un periodo di sorveglianza”.