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10/02/2020 - AGEVOLAZIONI

Donazione quote societarie, il Fisco spiega il presupposto del “controllo di diritto” ai fini dell'esenzione News

Ai sensi dell'art. 3, comma 4-ter , del D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, i trasferimenti, effettuati anche tramite i patti di famiglia di cui agli articoli 768-bis e seguenti del codice civile a favore dei discendenti e del coniuge, di aziende o rami di esse, di quote sociali e di azioni non sono soggetti all'imposta. In caso di quote sociali e azioni di soggetti di cui all'art. 73, comma 1 , lettera a), del Tuir (e cioè Spa, Sapa, Srl, società cooperative e società di mutua assicurazione residenti in Italia), il beneficio spetta limitatamente alle partecipazioni mediante le quali è acquisito o integrato il controllo ai sensi dell'art. 2359, comma 1 , n. 1), c.c.

L'agevolazione in esame si applica a condizione che gli aventi causa proseguano l'esercizio dell'attività d'impresa o detengano il controllo per un periodo non inferiore a 5 anni dalla data del trasferimento, rendendo - contestualmente alla dichiarazione di successione o all'atto di donazione – un'apposita dichiarazione in tal senso; in difetto, si decade dal beneficio.

Ora, con la Risposta all'istanza di interpello 7 febbraio 2020, n. 38 , l'Agenzia delle Entrate ha precisato che nel caso in cui il donante trasferisca la nuda proprietà del pacchetto azionario di maggioranza, unitamente al diritto di voto, si ritiene integrato il presupposto della sussistenza, in capo ai beneficiari, di una situazione di controllo di diritto.

Il controllo societario, infatti, sarà trasferito ai donatari-nudi proprietari, in virtù di una convezione ex art. 2352 , comma 1, c.c., da stipularsi contestualmente all'atto di donazione.

Con la Risposta all'istanza di interpello 7 febbraio 2020, n. 37 , inoltre, è stato chiarito che:

  1. l'agevolazione in commento si applicazione anche ai trasferimenti che consentono l'acquisizione o l'integrazione del controllo in regime di comproprietà, a condizione che - ai sensi dell'art. 2347 c.c. - i diritti dei comproprietari vengano esercitati da un rappresentante comune, che disponga della maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria (Circolare 22 gennaio 2008, n. 3/E e Risoluzione 26 luglio 2010, n. 75/E );
  2. il controllo di cui all'art. 3, comma 4-ter , del D.Lgs. 346/90, dev'essere verificato in capo al beneficiario (o in capo ai beneficiari in comproprietà); di conseguenza, non deve necessariamente derivare dal trasferimento di una partecipazione già di controllo, ma può essere acquisito anche per effetto della sommatoria tra le partecipazioni acquistate per atto a titolo gratuito e quelle di cui il beneficiario risultava già in possesso (in tal senso si richiama anche la citata Risoluzione n. 75/E/2010 ).

07/02/2020 - DECRETO FISCALE, APPALTI

Appalti, approvato il certificato di sussistenza dei requisiti per disapplicare le regole sulle ritenute News

Ieri sera l'Agenzia delle Entrate, con Provvedimento 6 febbraio 2020, n. 54730 , ha approvato lo schema di certificato di sussistenza dei requisiti previsti dall’art. 17-bis, comma 5 , del D.Lgs. 9 luglio 1997, n. 241, ai fini della disapplicazione delle nuove regole introdotte in materia di ritenute dal decreto fiscale di accompagnamento alla Manovra di fine anno.

Il citato art. 17-bis del D.Lgs. n. 241/1997 – introdotto dall’art. 4, comma 1 , del D.L. 26 ottobre 2019, n. 124, convertito con modifiche dalla Legge 19 dicembre 2019, n. 157 – ha infatti previsto nuovi obblighi in capo a committenti, appaltatori e subappaltatori, al fine di contrastare l’omesso versamento delle ritenute.

In particolare:

  1. i soggetti di cui all'art. 23, comma 1 , del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, residenti in Italia, che affidano il compimento di una o più opere o di uno o più servizi di importo complessivo annuo superiore a  200mila euro a un'impresa tramite contratti di appalto, subappalto, affidamento a soggetti consorziati o rapporti negoziali (comunque denominati) caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente con l'utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest'ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma, sono tenuti a chiedere all'impresa appaltatrice o affidataria e alle imprese subappaltatrici - obbligate a rilasciarle - copia delle deleghe di pagamento relative al versamento delle ritenute di cui agli articoli 23 e 24 del citato D.P.R. n. 600/1973, all’art. 50, comma 4 , del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, e all’art. 1, comma 5 , del D.Lgs. 28 settembre 1998, n. 360, trattenute dall'impresa appaltatrice o affidataria e dalle imprese subappaltatrici ai lavoratori direttamente impiegati nell'esecuzione dell'opera o del servizio;
  2. al fine di consentire al committente il riscontro dell'ammontare complessivo degli importi versati dalle imprese, entro i 5 giorni lavorativi successivi alla scadenza del versamento di cui all'art. 18, comma 1 , del D.Lgs. n. 241/1997, l'impresa appaltatrice o affidataria e le imprese subappaltatrici trasmettono al committente e, per le imprese subappaltatrici, anche all'impresa appaltatrice le deleghe di cui sopra e un elenco nominativo di tutti i lavoratori, identificati mediante codice fiscale, impiegati nel mese precedente direttamente nell'esecuzione di opere o servizi affidati dal committente, con il dettaglio delle ore di lavoro prestate da ciascun percipiente in esecuzione dell'opera o del servizio affidato, l'ammontare della retribuzione corrisposta al dipendente collegata a tale prestazione e il dettaglio delle ritenute fiscali eseguite nel mese precedente nei confronti di tale lavoratore, con separata indicazione di quelle relative alla prestazione affidata dal committente;
  3. tali obblighi non si applicano se le imprese appaltatrici o affidatarie o subappaltatrici consegnano al committente un'apposita certificazione che attesta la sussistenza dei requisiti indicati.

Al riguardo, il provvedimento in esame precisa quanto segue:

  1. il certificato è messo a disposizione presso un qualunque ufficio territoriale della Direzione provinciale dell'Agenzia delle Entrate competente in base al domicilio fiscale dell’impresa (salvo diverso atto organizzativo adottato dal Direttore provinciale);
  2. competente all’emissione del certificato per i grandi contribuenti è la Direzione regionale;
  3. l’impresa può segnalare all’ufficio che ha emesso il certificato eventuali ulteriori dati che ritiene non essere stati considerati;
  4. l’ufficio verifica tali dati e – se necessario – richiede conferma delle informazioni relative ai carichi affidati agli agenti della riscossione;
  5. l'agente della riscossione fornisce riscontro all’ufficio sulla consistenza dei carichi e relativi dettagli, secondo tempi e modalità definiti d’intesa;
  6. il certificato ha una validità di 4 mesi dalla data del rilascio ed è esente da imposta di bollo (ai sensi dell’art. 5 della Tabella allegata al D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 );
  7. il certificato è inoltre esente dai tributi speciali.

06/02/2020 - MANOVRA 2020

Forfetari, già in vigore i “paletti” introdotti dalla legge di Bilancio 2020 News

Nel corso di un question time alla Camera, nella seduta di ieri 5 febbraio 2020, il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha ufficializzato che sono già in vigore le modifiche al regime forfetario apportate dalla legge di Bilancio 2020 (Legge 27 dicembre 2019, n. 160 ): è stato infatti affermato che il Mef “ritiene che le modifiche al regime forfettario introdotte dalla legge di Bilancio per il 2020 operino a decorrere dal periodo d’imposta 2020”.

La risposta alle ultime due interrogazioni sulla questione, la n. 5-03471 e n. 5-03472, è stata fornita dal sottosegretario Alessio Villarosa.

La Manovra ha introdotto una “stretta” in materia, cancellando il nuovo regime agevolato con aliquota al 20 per cento per le partite Iva con ricavi tra i 65mila e i 100mila euro e mantenendolo al 15 per cento con il tetto di 65mila euro, semprechè le spese sostenute per il personale e per il lavoro accessorio non superino i 20mila euro lordi. Rimangono peraltro esclusi dalla flat tax i soggetti che nell'anno precedente hanno percepito redditi da lavoro dipendente e assimilati eccedenti l'importo di 30 mila euro.

Sull'argomento era stato osservato che la tesi dell'applicabilità immediata – cioè già dal 2020 – dei nuovi “paletti” troverebbe un ostacolo nello Statuto del contribuente (Legge 27 luglio 2000, n. 212 ), secondo cui le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti, la cui scadenza sia fissata anteriormente al 60° giorno dalla data della loro entrata in vigore o dell'adozione dei provvedimenti di attuazione in esse espressamente previsti.

Secondo alcune notizie trapelate nelle ultime ore, peraltro, il Governo sarebbe stato intenzionato a far decorrere già da quest'anno i suddetti limiti.

Con la risposta di ieri, il Mef ha definitivamente chiarito che le modifiche apportate al regime con la legge di Bilancio 2020 “non impongono alcun adempimento immediato atto a garantire le condizioni abilitanti per la permanenza nel regime per i soggetti che nel 2019 avevano i requisiti per fruire del forfait, ma esclusivamente una verifica dell'eventuale superamento di tali soglie". Pertanto – ha aggiunto il Ministero - non si ravvisa alcuna violazione dell'art. 3, comma 2 , dello Statuto del contribuente.

Nella risposta viene inoltre annunciata la predisposizione, da parte dell’Agenzia delle Entrate, di documenti di prassi volti a fornire chiarimenti interpretativi in merito alle novità introdotte dalla legge di Bilancio 2020, nei quali si auspica venga chiarito se eventuali comportamenti difformi dalla norma finora seguiti siano o meno sanzionabili.

04/02/2020 - ACCERTAMENTI

Lettere di compliance per l'omesso invio dei corrispettivi, nessun chiarimento se c’è la fattura News

L’Agenzia delle Entrate ha inviato nei giorni scorsi delle lettere amichevoli agli operatori del commercio al minuto e attività assimilate che non risulta abbiano trasmesso i corrispettivi certificati e memorizzati con il registratore telematico o tramite l'apposita procedura web del portale “Fatture e corrispettivi”: lo ha reso noto ieri, con un comunicato pubblicato sul proprio sito, la stessa Amministrazione fiscale.

La quale ha inoltre confermato la possibilità per i destinatari di tali lettere di compliance di utilizzare il canale di assistenza CIVIS per fornire all’Agenzia chiarimenti e segnalazioni.

Si tenga presente peraltro che non sono tenuti ad inviare chiarimenti i commercianti al minuto che certificano le proprie operazioni esclusivamente tramite fattura.

Si ricorda che nei giorni scorsi, attraverso una nota il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili aveva reso noto - “Tenuto conto che nella maggior parte dei casi la situazione segnalata risulta del tutto normale in considerazione della scelta di certificare con fattura le operazioni nei confronti dei consumatori finali” - di essersi “prontamente attivato nei confronti dell’Agenzia delle entrate al fine di evitare l’utilizzo del canale CIVIS per i contribuenti non tenuti all’adempimento”.

In particolare, veniva chiesto all'Agenzia di emanare un comunicato che fornisse rassicurazioni “sulla non necessità di fornire risposta alla comunicazione ricevuta nei casi di assenza di anomalie”.

03/02/2020 - PROFESSIONISTI, REVISIONE

Revisori legali, approvato il programma formativo 2020 News

Con la determina n. 17461/2020 pubblicata sul proprio sito, la Ragioneria generale dello Stato ha approvato - in attuazione dell'art. 5 del D.Lgs. 27 gennaio 2010, n. 39 - il programma annuale di formazione continua e aggiornamento professionale dei revisori legali iscritti nel relativo registro per il 2020. 

Il programma, che interessa il triennio 2020/2022, prevede un aggiornamento delle materie alla luce delle novità legislative e delle nuove pronunce emanate in materia di principi professionali. In particolare:

  • l’impianto del nuovo programma formativo risulta profondamente modificato con riguardo al numero delle tematiche, notevolmente ridotte per i corsi relativi a materie non caratterizzanti. Si tratta di una scelta dovuta alla frequenza marginale ai corsi relativi a materie non caratterizzanti;
  • per quanto attiene invece alle materie caratterizzanti, sono stati introdotti dei corsi di aggiornamento relativi ai principi di revisione e dei corsi cosiddetti “multipli”, che racchiudono argomenti afferenti a delle macro aree di interesse diffuso (quali Codice della crisi d’impresa e dell'insolvenza e antiriciclaggio);
  • sono stati inoltre inseriti corsi in inglese “tecnico”; come precisato nella premessa al programma formativo, "Nell’ottica di rafforzare la comprensione di testi in inglese è inoltre prevista la possibilità di erogare tutti i corsi presenti nel programma di aggiornamento professionale 2020 in inglese (specificando il codice corso relativo alla versione italiana e aggiungendo al titolo “English version”);
  • i nuovi corsi sono riportati nel Programma in grassetto.

Si ricorda infine che:

  1. il richiamato D.Lgs. n. 39/2010 è stato emanato in attuazione della Direttiva comunitaria 17 maggio 2006, n. 2006/43/CE (relativa alla revisione legale dei conti annuali e dei conti consolidati);
  2. l'art. 5, comma 2 , del D.Lgs. 39/2010 dispone che la formazione continua dei revisori iscritti nel registro consiste nella partecipazione a programmi di aggiornamento professionale definiti annualmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.